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Paragrafo 2 . La persecuzione delle eresie.

     
Mentre   conduceva  una  politica  estera  improntata  all'imposizione
dell'egemonia  papale a tutti i principi europei, Innocenzo  terzo  si
occup  anche  dei vari movimenti di dissenso emersi  nell'ambito  del
Cristianesimo  occidentale, che minavano dall'interno  la  compattezza
della  Chiesa, contestando l'autorit della gerarchia ecclesiastica  e
la stessa dottrina cristiana.
     La  decadenza del papato e delle istituzioni ecclesiastiche aveva
provocato  nel  corso dell'XI secolo, come sappiamo,  vere  e  proprie
sollevazioni   popolari  contro  la  corruzione  del   clero;   alcuni
movimenti, come quello dei "patarini", incoraggiato da alcuni  papi  e
attivo   soprattutto   nell'Italia   settentrionale   (vedi   capitolo
millecinquecentesimo,   paragrafo   3),   avevano   contribuito   alla
moralizzazione della vita ecclesiastica e al consolidamento del potere
papale.
     La  Chiesa  di  Roma,  per,  aveva nel  frattempo  acquisito  un
crescente potere politico ed economico, che, seppure utile per un  pi
efficace   svolgimento  delle  funzioni  spirituali,  era   fonte   di
corruzione  ed  alimentava lo scontento di tutti  coloro  -  laici  ed
ecclesiastici  -  che  aspiravano ad una Chiesa fondata  sugli  ideali
evangelici  di  purezza  e di povert. Da tale insoddisfazione  trasse
origine un vasto fenomeno di contestazione religiosa.
     Le  istanze  pi  radicali e moraleggianti vennero  espresse  dal
movimento   ctaro  (dal  greco  kathars,  puro).   Questo,   diffuso
specialmente  nell'Italia settentrionale e nella Francia  meridionale,
rifiutava    innanzitutto   la   tradizionale   gerarchia   cattolica,
suddividendosi invece in "perfetti" e "credenti",
     
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     a   seconda   del  grado  di  perfezione  raggiunto  dai   fedeli
nell'attuazione della loro dottrina. Ma, soprattutto, il  Catarismo  -
largamente  influenzato da una eresia radicatasi nei  Balcani,  quella
dei  "bogomili",  che  si  rifaceva ad una antica  filosofia  come  il
Manicheismo, e che si basava sull'eterno conflitto fra il bene  ed  il
male - si pose decisamente fuori dei canoni religiosi cristiani. Per i
ctari il bene era rappresentato dalla spiritualit pi rigorosa e dal
rifiuto  dei  beni terreni, mentre il male, e cio Satana  stesso,  si
identificava nella materia e nei piaceri della carne. Secondo il  loro
credo  era inconcepibile quindi che Dio si fosse fatto uomo; giungendo
cos a negare l'incarnazione di Cristo, essi svuotavano di significato
la sua passione e la sua morte, e, conseguentemente, disconoscevano la
sua  redenzione. L'eresia ctara aveva trovato buona accoglienza nella
Francia  meridionale, soprattutto in Linguadoca, presso  il  conte  di
Tolosa  ed altri feudatari locali, e si era potuta organizzare,  verso
la fine del secolo dodicesimo, in una capillare struttura, autonoma da
quella  cattolica,  che aveva come capisaldi le citt  di  Albi  e  di
Tolosa.
     Contemporaneamente alla diffusione della Chiesa ctara  era  nato
in Francia, e precisamente a Lione, un altro movimento, che contestava
la legittimit e l'opulenza delle strutture gerarchiche cattoliche,  e
desiderava  estendere  anche  ai  laici,  e  perfino  alle  donne,  la
possibilit di predicare la parola divina.
     Il  fondatore, il mercante lionese Valdo (1140ca-1217) -  da  cui
l'aggettivo "valdese" dato a questo movimento -, si spogli di tutti i
suoi  beni e cominci a praticare e a predicare una vita rigorosamente
evangelica, facendo numerosi proseliti in terra francese, in  Piemonte
e  nelle  valli  alpine. Valdo ed i suoi seguaci, pur privilegiando  i
valori  del  Cristianesimo primitivo, non ne  mettevano  in  dubbio  i
fondamenti  dottrinari; tuttavia, per l'ostinazione nel contestare  la
gerarchia  ecclesiastica,  e per il loro  rifiuto  di  abbandonare  la
predicazione,  come aveva ordinato la curia papale, i  valdesi  furono
scomunicati come eretici nel 1184.
     La  politica  assolutistica di Innocenzo  terzo  si  scontr  ben
presto   con   questi  movimenti  ritenuti  pericolosi  ed   eversivi.
L'uccisione di un legato papale nei territori abitati dai ctari fu il
pretesto  per  l'indizione, nel 1208, di una vera e propria  crociata,
conosciuta come "crociata contro gli albigesi", dalla citt  di  Albi,
che fu uno degli obiettivi della spedizione.
     Ad  appoggiare tale fanatica impresa militare accorse soprattutto
la feudalit francese proveniente dal settentrione, che, a partire dal
1209,  mise a ferro e a fuoco le citt e le campagne della Linguadoca,
perpetrando stragi d'inaudita efferatezza ed appropriandosi  dei  beni
degli eretici.
     Il  conflitto  dichiarato contro le regioni aperte  all'influenza
ctara  rivest  anche un preciso significato politico,  inquadrandosi
nei  progetti  d'espansione della monarchia  francese  a  danno  delle
province fortemente tendenti all'autonomia culturale e politica,  come
la Linguadoca: fu il re di Francia Luigi ottavo, infatti, che concluse
nel  1226,  in  prima  persona,  il  lungo  conflitto,  estirpando  il
movimento  ctaro  ed assoggettando il sud della Francia  alla  corona
capetingia (vedi capitolo Sette, paragrafo 1).
     Anche  i  valdesi non sfuggirono alla persecuzione delle autorit
laiche  ed ecclesiastiche: essi subirono esili e stragi, ma riuscirono
a  sopravvivere  caparbiamente, mantenendo un tipo  di  organizzazione
religiosa  che  avrebbe  aderito nel secolo  sedicesimo  alla  Riforma
protestante.
     Mentre  con  una  vera  e  propria guerra di  sterminio  venivano
eliminate
     
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     le  collettivit  aderenti  alle  dottrine  ereticali,  anche  le
posizioni  religiose  dei  singoli, quando sospette,  cominciarono  ad
essere  indagate  e  vagliate con maggior rigore  in  tutto  il  mondo
cattolico. Ai vescovi, preposti per lunga tradizione alla sorveglianza
sull'ortodossia   nelle  loro  diocesi,  vennero  affiancati   giudici
straordinari,  delegati direttamente dal pontefice: gli  inquisitores,
prescelti  fra  gli ordini religiosi dei domenicani e dei  francescani
(vedi  paragrafo seguente). Insediatisi in molte regioni  d'Europa,  i
tribunali dell'Inquisizione attuarono con ogni mezzo in loro potere la
persecuzione  dell'eresia: i sospettati erano  processati,  indotti  a
confessare  sotto  tortura, e condannati a pene  graduate  secondo  la
colpa   (multe  o  penitenze  pubbliche  per  mancanze  lievi;   dalle
mutilazioni, al carcere e alla morte sul rogo, nei casi pi gravi), la
cui  esecuzione  era affidata al braccio secolare,  cio  all'autorit
laica.
